Punti di interesse
1 - Monte Baco.
Il rilievo, dalla sommita' articolata, domina la confluenza tra Reno e Setta. Le sue pendici sono interamente rivestite da boschi ad eccezzione del ripido versante settentrionale, dove la copertura è interrotta da affioramenti arenacei. I settori meridionali sono caratterizzati da formazioni boschive piu' basse e aperte, alternate a prati e arbusteti, e consentono belle vedute verso le montagne circostanti, tra cui spicca il maestoso Contrafforte Pliocenico.
2 Monte Giovine.
Dal pianoro erboso che occupa la cima delmonte, dominato da un ripetitore, il panorama si apre sul territorio circostante: verso nord, dove il Reno raggiunge la pianura, si riconosce il colle della Guardia con il Santuario di S. Luca, mentre a sud lo sguardo abbraccia il crinale appenninico. Il contrasto microclimatico tra il fresco versante settentrionale e il soleggiato versante meridionale si riflette sulla copertura vegetale, con estesi boschi mesofili nel primo e basse boscaglie a roverella nel secondo.
3 S. Silvestro.
Tracce dell'antica architettura romanica restano solo nell'abside dell'ottocentesca parrocchiale, un tempo legata alla comunita' di Casola sopra Sirano. Da questo punto panoramico sulle valli del Reno e del Setta iniziava il tratto di crinale di un'antica via per la Toscana; ancora oggi presso Volta, a nord di Monte S. Barbara, la strada, fiancheggiata da siepi miste, mostra il fondo acciottolato.
4 Panico.
L'antico borgo conserva la chiesa romanica di S. Lorenzo, un prezioso edificio con interno basilicale a tre navate e abside semicircolare ricca di ornamenti. Nel secolo scorso, sui terreni del fondo parrocchiale, furono rinvenuti reperti di probabile origine etrusca, che attestano l'esistenza di un insediamento agricolo preromano. Oltre il Reno, in posizione dominante su un'ansa del fiume, si erge la rupe del Castellazzo, sulla quale sorgeva il castello dei conti di Panico.
5 Canovella.
Su questo terrazzo fluviale si è' conservato un lembo di paesaggio rurale ricco di elementi tradizionali: prati e seminativi si alternano a filari di vite maritata con tutori vivi come aceri campestre noci e ciliegi. Un lungo filare di querce secolari fiancheggia la strada che porta a Canovella, dove, a meta' del secolo scorso, furono scoperte tombe villanoviane.
6 Misa.
In questo tratto della valle un esteso terrazzo alluvionale, affiancato da una bella ansa del Reno, fronteggia i selvaggi versanti di Monte Abelle: qui sorgeva l'etrusca Misa. Gli scavi, su una superficie di circa 20 ha, hanno messo in luce la struttura della citta', restituendo ricchi corredi funerari e numerosi altri oggetti. L'alta statua che domina il parco della vicina Villa Aria e' la riproduzione ingrandita di un pregevole bronzetto ritraente un guerriero e una donna che è conservato nell'adiacente museo.
7 Calanchi presso Misa.
La sponda destra del fiume e' fiancheggiata per un lungo tratto da un affioramento calanchivo lungo il quale sono visibili rocce marnose di colore grigio. Verso la sommita' della parete, sottili strati arenacei evidenziano la presenza di una discordanza angolare. Sabbie di colore giallo intenso, depositatesi durante il Quaternario, sormontano, su due livelli, le grigie marne. I solchi erosivi si sono approfonditi lungo le linee di massima pendenza, e alla loro base si raccolgono numerosi i resti di bombe e proiettili esplosi durante la guerra.
8 Monte S. Barbara.
Il rilievo e' rivestito da estesi boschi con Carpino nero, roverella, cerro e castagno nelle pendici piu' fresche, mentre ripide pareti rocciose caratterizzano i versanti piu' assolati che scendono verso la valle del Setta. Sulla cima del monte sono visibili i ruderi dell'oratorio di S. Barbara, sussidiale della parrocchiale di Ignano, un piccolo agglomerato poco distante ricordato gia' nel XII secolo, che conserva due edifici dalla tipica struttura di casa-torre.
9 Rio Burrone Gorgone.
Il rio presenta una ripida testata valliva interamente boscata, modellata nelle arenarie, e una valle che, passando a rocce marnose, assume suggestive morfologie calanchive. La parte basale delle pareti calanchive è rivestita da una folta vegetazione arbustiva, mentre quella sommitale è completamente spoglia. Il versante sinistro è sovrastato da altopiani con prati e seminativi. E' possibile risalire per un breve tratto il rio, dal punto in cui a quest'ultimo si unisce il Rio di Quilio, lungo un sentiero spesso fangoso che ne costeggia la riva sinistra fino ai piedi della imponente parete calanchiva.
1O Sperticano.
Il piccolo borgo sorse con tutta probabilita' a servizio di un antico guado del Reno. Presso il cimitero, negli anni '70, vennero rinvenute tracce di un insediamento etrusco con materiale ceramico analogo a quello di Misa. Nelle vicine frazioni di Casa Rodella e Baccanello, piu' prossime al fiume, furono portate alla luce tombe di epoca villanoviana ed etrusca.
11 Il Nucleo di lecci.
Gli assolati pendii arenacei della dorsale che da Monte S. Barbara si prolunga fino a Monte Sole ospitano alcuni consistenti nuclei di lecci, le cui chiome sempreverdi, in inverno, contrastano con gli spogli boschi circostanti.
12 Monte Sole.
La tradizione locale vuole che Monte Sole, il rilievo piu' elevato della zona, debba il nome al fatto di essere l'ultimo illuminato dalla luce del tramonto. Le sue pendici, soprattutto in prossimita' della cima, sono ancora segnate da tracce di trincee, postazioni di artiglieria e buche provocate dai bombardamenti. Sulla sommita' del monte una stele ricorda la brigata partigiana Stella Rossa, che combatte' su queste montagne.
13 Albareda.
Ai margini di un grande campo, circondata da vecchi ciliegi, noci e altri alberi da frutto, sorge la bella casa-torre di Albareda, una delle rarissime costruzioni duecentesche sopravvissute quasi intatte. La strada che porta al Poggiolo fiancheggia in questo tratto il Reno, mascherato da una folta fascia di vegetazione con prevalenza di robinia e grandi esemplari di pioppo bianco e nero. In corrispondenza di uno spiazzo con alcune maestose roverelle è possibile accedere alla sponda destra, in un punto in cui depositi di sabbia hanno formato una spiaggetta.
14 Poggiolo Nuovo.
I prati che circondano l'edificio recenemente recuperato, nel quale avra' sede il futuro centro di documentazione del parco, sono separati da cavedagne fiancheggiate da vecchi ciliegi e roverelle. Un invaso artificiale, segnalato da alti pioppi neri e salici bianchi, ospita varie specie di insetti acquaioli e anfibi (rane, rospi, tritoni punteggiati).
15 S. Martino di Caprara.
Solo un piccolo cimitero e i ruderi della chiesa di S. Martino, ormai seminascosti dalla vegetazione, ricordano l'abitato di Caprara, un tempo il piu' importante di tutto il distretto intervallivo. Sorto ai piedi del castello omonimo, di cui non restano tracce, rimase capoluogo dell'attuale comune di Marzabotto fino al 1851. Il borgo, che possedeva belle costruzioni quattrocentesche, venne completamente cancellato nell'autunno del 1944.
16 Casaglia.
La comunita' di Casaglia di Caprara, citata nell'elenco del Senato Bolognese dal 1223, alla fine del '700 era composta da quasi 300 persone. Oggi restano solo i ruderi dell'antica chiesa, sventrata dai bombardamenti, e del piccolo cimitero, dominato dalla vetta di Monte Sole, che fu uno dei luoghi principali dell'eccidio; nella cappella vennero trucidati 80 civili.
17 Bosco acidofilo.
La strada che si snoda lungo questo tratto di crinale attraversa un bosco misto di castagno, querce e pioppo tremulo, con isolati esemplari di pino silvestre. Nel sottobosco e lungo le scarpate vegetano arbusti tipici dei suoli acidi: a primavera si incontrano le ricche fioriture dorate della ginestra tubercolosa (Genista pilosa) e di quella spinosa (G. germanica), che affiancano le dense macchie di erica arborea; poco piu' tardi fioriscono ginestra dei carbonai e visto a foglia di salvia.
18 Calanchi del Rio Cavallaccio.
Una spettacolare parete calanchiva, modellata in rocce marnose, segna il versante sinistro del rio. Pochi cespugli di ginepro, orniello, carpino nero e roverella risalgono dal fondovalle lungo i ripidi versanti; nei punti piu' scoperti solo ceppitoni e astragalo rosato (Astragalus monspessulanus) resistono all'incessante movimento del terreno che frana verso valle. A primavera nelle praterie arbustate alla base dei calanchi, tra macchie di olivello spinoso, ginestra, ginepro e agazzino, fiorisce Listera ovata, un'orchidea riconoscibile per le due grandi foglie ovali, con fiore verdastro poco appariscente.
19 Le Murazze.
Solo di recente in questo antichissimo nucleo fortificato e' stata identificata la Rocca delle Bedolete, appartenuta ai conti di Panico. Il luogo mostra ancora tracce dell'originale cinta muraria e dei due portali e conserva l'alta e stretta torre duecentesca con feritoie (purtroppo fortemente danneggiata).
20 La Quercia.
In questo antico borgo che fu contea, sul quale oggi incombono i viadotti autostradale e ferroviario, rimane un notevole edificio con caratteristiche architettoniche cinquecentesche, tra cui il tetto a lunghe falde; sull'intonaco della colombaia si notano tracce di decorazioni ad affresco raffiguranti colombi neri su fondo giallo.
21 Monte Termine.
Nei punti piu' luminosi del bosco misto di castagno e querce spiccano le chiome sempreverdi del pino silvestre, dai lunghi tronchi con corteccia rossastra. Questa conifera è oggi presente allo stato spontaneo in poche isolate stazioni collinari della regione, lembi relitti di un'area ben piu' vasta e continua che ebbe il suo massimo sviluppo in un periodo successivo alle glaciazioni, piu' freddo e continentale dell'attuale. La stazione a pino silvestre di Monte Termine, la piu' meridionale in Italia, è stata riconosciuta da un decreto regionale zona di tutela della specie.
22 Crocione di Monte Salvaro.
La sommita' appiattita del monte è rivestita da un lembo di prateria in cui trovano posto una grande croce metallica e un'edicola votiva in sasso. La densa copertura boscata che risale dalle pendici del monte chiude la visuale sui territori circostanti: solo verso sudovest si coglie un'ampia veduta della dorsale appenninica fino alle cime del reggiano.
23 Valle del Rio Sabbioni.
Il nome del rio segnala la natura arenacea degli estesi affioramenti che caratterizzano la valle. Nei tratti meno ripidi cresce un denso bosco misto di roverella e Carpino nero che, lungo le sponde del corso d'acqua, si arricchisce di numerosi cespugli di nocciolo, salici e sporadici esemplari di faggio.
24 Casa Elle.
Il luogo, menzionato per la prima volta in un documento del 1104, forse per la presenza di un castello a difesa del fondovalle, è oggi un borghetto costituito da un oratorio, una torretta e un palazzo di origine trecentesca, con una posticcia merlatura ottocentesca. Sull'architrave di una finestra dell'adiacente casa colonica è riportata la data 1540.
25 Monte Pezza.
Lungo la valle del Setta, il settore meridionale del parco è caratterizzato da una elevata dorsale che da Monte Pezza prosegue sino a Monte Salvaro. Chiari affioramenti rocciosi caratterizzano il tratto piu' ripido che scende subito sotto il crinale; folti boschi mesofili, con bei nuclei di castagneto da frutto, rivestono le pendici meno acclivi del versante nordoccidentale del monte.
26 S. Lorenzo di Tudiano.
Ai margini della strada sorge l'oratorio di S. Lorenzo, inserito in un paesaggio di prati e boschi, che è tra i piu' suggestivi del parco; l'edificio risale al XII secolo e fu' costruito su un insediamento romano impiegando grossi conci di arenaria; è a una sola navata, con tetto a capanna e campaniletto a vela.
27 Poggio.
Lungo la strada che collega Monte Termine a Grizzana, si incontra un borghetto discretamente conservato, che ospita una bella abitazione e una torre della meta' del '500 con bassorilievi di pregevole fattura (rosoni, un'intreccio di cordoni, le chiavi incrociate del Partito della Chiesa). Il versante settentrionale della dorsale su cui sorge Poggio è rivestito da un esteso castagneto da frutto.
28 Grizzana Morandi.
L'odierno centro di Grizzana, formato dagli antichi borghi di Strada e Predafitta, per quanto ampiamente rimaneggiato conserva alcuni edifici quattrocenteschi di pregio con finestre a mensola e una torre che, su un'architrave, porta tre rose e la data 1577.